La pericardite acuta è un’infiammazione acuta del pericardio che insorge improvvisamente.
Il pericardio è il sacco membranoso che avvolge e protegge il cuore e riduce la frizione tra il cuore e gli organi a lui vicini. Il pericardio è costituito da una doppia membrana elastica con all’interno un filo di liquido. Il pericardio è assimilabile alle pleure e al peritoneo, che sono le membrane che avvolgono e proteggono rispettivamente i polmoni e l’intestino.
La pericardite è causata da infezioni o altre condizioni che determinano l’infiammazione del pericardio.
È spesso dolorosa e determina la formazione di versamento di liquido e/o di componenti del sangue (fibrina, globuli rossi e globuli bianchi) nello spazio pericardico.
Quando la pericardite è causata da un trauma o da un tumore maligno opuure insorge dopo un intervento cardiochirurgico, il liquido può essere il sangue
Le cause della pericardite sono molteplici:
Quando non si riesce a identificarne la causa si definisce: pericardite idiopatica o aspecifica.
Individuare la causa alla base della pericardite (se di origine infettiva o meno) è però determinante nella scelta del trattamento.
La malattia può avere un decorso acuto o cronico.
La pericardite acuta si sviluppa rapidamente, causando una reazione infiammatoria che dura qualche settimana. La forma cronica, invece, dura più di 6 mesi e si sviluppa lentamente; la sua caratteristica principale è il versamento pericardico (raccolta di liquido nel pericardio).
Spesso la pericardite acuta non guarisce completamente e tende a recidivare (cioè a ripresentarsi) e in tal caso di parla di pericardite ricorrente.
Di solito, la pericardite acuta causa febbre e dolore toracico acuto che, in genere, si irradia alla spalla sinistra e talvolta al braccio sinistro.
Il dolore può essere simile a quello di un attacco cardiaco, ad eccezione del fatto che tende a peggiorare in posizione distesa, durante la deglutizione, con la tosse o, addirittura, in corso di respiri profondi.
Il dolore da pericardite insorge a seguito di un mutamento nella composizione del liquido pericardico. Quest'ultimo, infatti, riempiendosi di cellule infiammatorie, pregiudica la sua funzione lubrificante e fa sì che tra le membrane si crei attrito e frizione, causando così una sensazione dolorosa.
La raccolta di liquido o sangue nello spazio pericardico esercita una pressione sul cuore, interferendo con la sua contrattilità. Se il liquido si forma velocemente o se è in quantità elevata, interferisce con il riempimento e lo svuotamento delle cavità cardiache, e può verificarsi una situazione potenzialmente grave definita tamponamento cardiaco.
Se invece l’accumulo di liquido avviene lentamente e/o il processo infiammatorio determina un ispessimento e un irrigidimento del pericardio, il cuore non riesce a espandersi in maniera adeguata.
Pur in assenza di un danno diretto al muscolo cardiaco, il sacco impedisce al cuore di riempirsi e di pompare sangue, configurando un quadro paragonabile a quello dello scompenso cardiaco. Questa situazione si definisce pericardite costrittiva.
I sintomi dello scompenso cardiaco sono la difficoltà respiratoria e gli edemi periferici.
Altri sintomi della pericardite comprendono: aritmie, astenia (senso di stanchezza, debolezza o mancanza di energia), bruciore retrosternale, palpitazioni, tachipnea (aumento della frequenza respiratoria), disfagia (difficoltà nel deglutire alimenti solidi o liquidi, o sensazione che il cibo ingerito resti a metà strada tra la bocca e lo stomaco) e singhiozzo.
In alcuni casi la pericardite è asintomatica.
La visita medica permette di rilevare la presenza di un segno caratteristico della pericardite: lo sfregamento pericardico. All'auscultazione del cuore si può rilevare un “rumore“ come da sfregamento, simile allo scricchiolio prodotto dalle scarpe di cuoio, o un suono graffiante, simile a un fruscio di foglie secche.
La diagnosi avviene tramite i seguenti esami:
Per un decorso ottimale a breve termine e per ridurre il rischio di recidive a distanza, è necessario analizzare precisamente il quadro clinico e impostare un trattamento farmacologico corretto fin dall'esordio.
La terapia fondamentale
Farmaci antinfiammatori: antinfiammatori non steroidei (FANS), colchicina, cortisone.
Trattamento causale: terapia antibiotica o antimicotica in caso di pericardite batterica o fungina.
Quando la quantità di versamento pericardico è importante, si ricorrere al drenaggio attraverso pericardiocentesi percutanea (cioè infilando una cannula nel sacco pericardico attraverso una puntura subito sotto lo sterno).
Riassumendo, i farmaci più usati sono: FANS (farmaci antinfiammatori non steroidei), tra cui aspirina, ibuprofene, ecc; colchicina; corticosteroidi; antibiotici.
In alcuni casi, in seguito all’irrigidimento del pericardio causato dall’infezione/infiammazione che ostacola il movimento e il lavoro del cuore, si rende necessario l’intervento chirurgico di pericardiocentesi, l'aspirazione chirurgica di liquido pericardico e/o l'asportazione chirurgica del pericardio (pericardiectomia).
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